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Alice è la figlia del capo, una ragazza vivace ma soprattutto disinibita. Ryan è il pupillo del padre di lei, apprezzato per il suo rigore e contegno. Fin da subito, entrambi si renderanno conto dell’incompatibilità di carattere, con lei che non perde occasione per provocarlo e lui che non smette mai di ammonirla.

Eppure tra di loro nasce una complicità inaspettata… che metterà in crisi le loro certezze e porterà alla luce delle verità scomode.

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Sto leggendo le recensioni e… Wow! Non immaginavo potessero fare così male.
È come se ti trovassi davanti alla persona che ti piace da tanto, tantissimo tempo e prendi il coraggio di dirgli che lo ami. E lui rimane a fissarti apatico, sbuffa, si volta e se ne va.
Non sarebbe poi così terribile da superare, se fosse successo a casa tua, tra le tue mura domestiche… ma tu invece hai voluto puntare in alto! Hai fatto un gesto plateale urlandolo in una piazza affollata.

Per un attimo, avevo usato la macchina del tempo e cancellato tutto. Avevo eliminato il libro e catalogato la vicenda come un’esperienza da dimenticare.
“Ci ho provato, che posso farci! Non tutti riescono in quello che fanno.”
E poi (dannata cocciutaggine!), mi son ri-presa di coraggio. Dopo mesi, l’ho riletto e ho corretto il correggibile.
Per due interi giorni, no-stop. (versione ultima 23 agosto).

E che cosa posso dire? Mi sono dimenticata di averlo scritto io. È quella cosa che leggi, dici “Se, vabbè! Non è possibile!”, però continui perché vuoi sapere come va a finire. Ridacchi persino come una stupida pensando a quanto sia stupido e improbabile.
A me piace.
Narrativamente, intendo. Italianamente, andrebbe ancora corretto qua e là.
“Ogne scarrafone è bell’ a mamma soja” direbbe qualcuno.
Ok, questo me lo merito.

Purtroppo, non voglio rendere Alice più pudica perché rappresenta male la donna, per un perbenismo che non riesco a comprendere, o perché trasmette valori sbagliati. È una critica che non condivido.

Qui dalla regia mi avvertono che dicono che sia “psicopatica, affetta da bipolarismo”.
Ah.
Sì, beh, non saprei. Io ho una personalità equilibrata.
Non sono mai entusiasta. Poi dubbiosa. Poi felice. Poi triste. Poi sicura di me. Poi in preda alle paranoie…

Mi sto arrampicando sugli specchi, vero? Va bene, ho capito.
Facciamo così. Lo accetto e ringrazio chiunque voglia esprimere un giudizio sul mio libro.
Anche se solo a una persona su tre dovesse piacere, è comunque un risultato di cui posso andare fiera.

In più ho dalla mia le altre recensioni avute dai conoscenti. Non saranno il New York Times…
“Bellissimoooooo”
Una cugina

“L’ho letto in due giorni! L’ultima volta è stato con 50 sfumature”
Vicina di casa

“Mi è piaciuto davvero! È strano sapere che l’hai scritto tu”
Amica d’infanzia

Un saluto affettuoso da un piccione con un’ala spezzata che crede di poter diventare un’aquila.
E non intende smettere di volare.

PS: è un delirio da scrittice-non-scrittrice, di una un po’ ironica, un po’ dispiaciuta. Non criticatemi per questo 🙂

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